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Antimicrobici negli allevamenti e rischi per la salute umana


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allevamento suini
L’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti determina la resistenza ai farmaci di pericolosi batteri

L’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti determina la resistenza ai farmaci di pericolosi batteri, con altissimi rischi per la salute degli animali e umana. A sostenerlo sono gli esperti danesi in un articolo pubblicato sulla rivista Student BMJ.
Gli antimicrobici, si legge nell'articolo, sono essenziali per il trattamento di infezioni batteriche nell'uomo e negli animali. Il loro utilizzo, tuttavia, può promuovere la resistenza di alcuni batteri al trattamento.

I batteri resistenti possono diffondersi dagli animali all'uomo in diversi modi: la catena alimentare, il contatto diretto e la trasmissione ambientale, ad esempio, attraverso il nuoto in acque contaminate.

Tre di quattro infezioni emerse di recente negli esseri umani provengono dagli animali : l'influenza aviaria, la sindrome respiratoria acuta grave, e la Salmonella Enteritidis. Ciò che facciamo agli animali, insomma, ha effetti sulla nostra salute.

Gli antimicrobici sono utilizzati comunemente per promuovere la crescita degli animali. L'associazione tra questa pratica e la comparsa di batteri resistenti patogeni umani è stata documentata alla fine del 1990. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha diffuso consigli forti per evitare tale pratica e l'Unione europea ha vietato la pratica nel 2006, ma molti altri paesi continuano a consentirla.

L'Unione europea sta attuando un monitoraggio obbligatorio di utilizzo di antimicrobici in tutti gli Stati membri. Tale controllo avviene già in Danimarca, che dal 1995 ha progressivamente imposto regole più rigide sull'uso di antimicrobici negli allevamenti.

Come scrivono gli autori dell'articolo, l'uso profilattico di routine degli antimicrobici negli animali deve essere ridotto, l'utilizzazione di antimicrobici dovrebbe essere controllata in tutti i paesi e ai veterinari non dovrebbe essere consentito trarre profitto dalla vendita diretta degli antimicrobici.

Una sostanziale riduzione dell'uso degli antimicrobici nel bestiame – concludono gli autori - è possibile e necessaria, se vogliamo preservare il potere degli antimicrobici per le future generazioni di animali e nell'uomo.



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