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Antidepressivi: in Toscana consumo superiore rispetto alla media italiana


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In molti Stati europei la depressione rappresenta il problema di salute più comune

La Toscana è la regione in cui si registra il più alto consumo di antidepressivi. È quanto emerge da un'indagine dell'Agenzia regionale di sanità (Ars) della Toscana che il prossimo mercoledì dedicherà alla salute mentale un convegno dal titolo “Epidemiologia della salute mentale in Toscana.

Nel 2010 in Toscana i pazienti che hanno fatto ricorso a un servizio territoriale di salute mentale sono stati circa 78.000 (di cui 23.423 minorenni e 54.245 maggiorenni), pari ad oltre il 2% della popolazione. Di questi, quasi il 40% risultano nuovi utenti.

Tendenti alla diminuzione sono invece i ricoveri, mentre aumentano i trattamenti in regime di day hospital:  dal 2002 ad oggi sono aumentati di 9 punti percentuali (dal 17,9% del 2002 al 26,9% del 2010). Sul fronte degli antidepressivi la Toscana si caratterizza per un consumo superiore rispetto alla media italiana: +50% circa, con sensibili differenze tra le diverse Asl.

I ricercatori dell'Ars sottolineano che il crescente consumo di antidepressivi risente sicuramente dei cambiamenti culturali avvenuti negli ultimi anni, in cui patologie come ansia e depressione risultano meno stigmatizzate dalla popolazione generale, che quindi ricorre più facilmente all'aiuto medico.

“Da molti anni gli studi mettono l'accento sull'aumento della diffusione dei disturbi psichici”, ha affermato l'assessore al diritto alla salute, Daniela Scaramuccia. “Lo studio condotto dall'Ars sarà per noi uno strumento prezioso per conoscere meglio il fenomeno in tutti i suoi aspetti e orientare le politiche sanitarie verso interventi sempre più mirati”.

Secondo dati recenti (Eurobarometer 2010), i disturbi di salute mentale interessano circa un cittadino su 10 dell'Unione Europea e, in molti stati, la depressione rappresenta il problema di salute più comune. Un'indagine specifica su 27 Stati membri svolta dalla Commissione europea ha rilevato che la condizione di precarietà economica e lavorativa influisce profondamente sulla percezione del proprio stato mentale. Rispetto alla media europea, inoltre, la popolazione italiana sembra avere uno stato emotivo più negativo.



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