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Antibiotici: in Italia il 70% finisce negli allevamenti di animali


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Circa il 70% degli antibiotici venduti in Italia è destinato agli animali. Secondo l’ultimo report EMA – ESVAC, siamo secondi nella classifica dei paesi UE per quanto riguarda la vendita di antibiotici destinati agli animali negli allevamenti. A sottolinearlo è l'associazione animalista CIWF Italia che fa chiarezza su cos’è la resistenza agli antibiotici e in che modo l’abuso di antibiotici negli allevamenti intensivi contribuisce alla diffusione dell’antibiotico resistenza.

 

L’abuso di antibiotici negli allevamenti contribuisce alla diffusione, anche tra le persone, dell’antibiotico resistenza che consiste nella capacità di alcuni batteri di sopravvivere e moltiplicarsi pur in presenza di uno o più antibiotici e quindi di continuare a causare l'infezione. L’antibiotico resistenza rende così più difficile riuscire a curare le malattie infettive.

 

“Quando agli animali vengono somministrati troppi antibiotici – spiega CIWF Italia - possono svilupparsi batteri antibiotico resistenti che possono rimanere sulla carne cruda e venire trasmessi agli esseri umani, tramite manipolazione della carne cruda (per esempio nelle operazioni di lavaggio e preparazione) o consumo di carne poco cotta”.

 

La diffusione avviene anche tramite gli impianti di ventilazione degli allevamenti, i loro sistemi di gestione rifiuti, i trasporti o i lavoratori degli allevamenti stessi.

 

Ma perché agli animali negli allevamenti vengono somministrati così tanti antibiotici? L’abuso di farmaci è riconducibile alle condizioni in cui sono allevati gli animali e quindi al metodo di allevamento. Negli allevamenti intensivi vengono usate enormi quantità di farmaci perché gli animali sono allevati in condizioni così estreme che la loro sopravvivenza nei capannoni sovraffollati e malsani è spesso garantita solo dagli antibiotici.

 

Gli antibiotici sono pertanto divenuti uno strumento utilizzato dall’industria della carne per mantenere in vita animali che, una volta portati al di sopra dei loro limiti fisiologici, si ammalano con estrema facilità.

 

L’abuso di antibiotici ha quindi come conseguenza lo svilupparsi di batteri antibiotico resistenti, con i gravi rischi per la salute umana. Il prof. Marco Tinelli, presidente del Congresso AMIT (AMIT- Argomenti di Malattie Infettive e Tropicali), in un’intervista rilasciata all’ANSA, ha dichiarato: “Qualunque tipo di infezione, dalle più banali come semplici infezioni cutanee o urinarie, a infezioni gravi, quali polmoniti e sepsi può essere causata da batteri antibiotico-resistenti”.

 

Il costo umano della resistenza agli antibiotici è altissimo: con oltre 10mila decessi ogni anno, su 33mila circa in Europa, l'Italia ha il triste primato delle morti da resistenza agli antibiotici nella UE. “L’abuso di antibiotici negli allevamenti sta contribuendo a creare un’era post-antibiotica che potrebbe provocare più decessi del cancro entro il 2050”, spiega CIWF Italia.

 

Cosa fare quindi per invertire la rotta? Come spiega l'associazione, il miglior modo per ridurre l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti è allevare gli animali in modo non intensivo, in modo più rispettoso del loro benessere e, di conseguenza, della salute delle persone.

 

“Solo dei seri miglioramenti di benessere degli animali consentirebbero di ridurre per davvero l’uso di farmaci, e quindi la minaccia dell’antibiotico resistenza. È necessaria una inversione di rotta da parte della zootecnia, che ci auguriamo venga intrapresa il prima possibile. Per garantire maggiore benessere agli animali negli allevamenti e per tutelare la salute pubblica”, conclude CIWF Italia.








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