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Ansia, tra Occidente e Oriente alcuni rimedi per vivere "sani"

Fonte: terranauta.it


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Secondo la definizione, l’ansia è un evento emotivo, rappresenta uno stato psichico e corporeo nei confronti degli eventi della vita

Secondo la definizione, l’ansia è un evento emotivo, rappresenta uno stato psichico e corporeo nei confronti degli eventi della vita. Tutto qui, né più né meno. Eppure, molti sanno che far fronte ad un attacco d’ansia o ad un’ansia diffusa nei confronti di ciò che accade o accadrà è difficile e pone la mente in una condizione di soffocamento, di disperazione.

L’ansia è il vicolo cieco in cui ristagna la mente. E, come ci insegnano gli antichi, mens sana in corpore sano significa che la sofferenza della psiche produrrà inevitabilmente conseguenze sull’organismo – siano esse reali o immaginarie. Il disagio di vivere, la paura di azzardare un pensiero, la perdita di controllo dei propri stati emotivi: spesso si cerca di annegare quest’ansia in psicofarmaci di varia natura, mirati a varie tipologie di malesseri, che quietino la mente. Una mente anestetizzata che dia alla persona la possibilità di vivere con leggerezza, senza remore.

Per la medicina attuale gli attacchi di panico – espressioni comuni dell’ansia – non hanno origini chiare: si ipotizzano cause genetiche (per accertare una predisposizione alla vulnerabilità) e fattori biologici (per individuare sostanze agenti nel cervello che d’improvviso funzionino in modo anomalo); qualsiasi sia, comunque, il motivo per cui esista l’ansia e in qualsiasi condizione si trovi la persona che ne è vittima la soluzione è una, ed una sola: il farmaco. Che sia un’ansia diffusa, un attacco di panico, che si manifesti con iperattività fisica o mentale, l’unico modo per zittire la coscienza sembra quello di addormentarla con gli antidepressivi. E questo è quanto, per la medicina tradizionale. Ci sono, è ovvio, tutte le delucidazioni e le illazioni del caso ma tant’è.

Ed ecco, dalla lontana tradizione cinese, una risposta – seppure la sua credibilità medica non sia riconosciuta da tutti – quantomeno più umana, volta alla comprensione della persona e della sua soggettività più che asetticamente scientifica: l’agopuntura.
Secondo l’antica cultura cinese, ogni organo del corpo conserva in sé energie della mente, perciò avremo nel cuore la gioia, nei reni la paura, nel fegato la collera, nei polmoni la tristezza e l’inquietudine, nello stomaco e nella milza la rimuginazione; ogni alterazione di questa energia produce effetti sugli organi che la contengono.

L’ipotesi che sia effettivamente così ha il suo fascino: la mente, provata dai mille attacchi della vita, si trascina attraverso gli eventi del mondo: nascono allora angoscia, indecisione, stanchezza, mancanza di coraggio nei confronti delle cose che sembrano grandi ed insormontabili. Con l’agopuntura, lo specialista va a rinvigorire l’organo che è mancante di energie sufficienti per affrontare gli eventi e la vita tutta, ricreare l’equilibrio all’interno del corpo affinché la mente ne benefici e dia nuovo slancio all’organismo intero. Trovare l’equilibrio dentro se stessi è il segreto di una buona vita, che tutti ci auguriamo.

E si trattasse anche solo, attraverso l’agopuntura e la sua filosofia, di farsi coraggio e di essere all’altezza della vita che ci provoca e ci chiede sempre il meglio di ciò che siamo, è un dovere morale, lo dobbiamo a noi stessi - vindica te tibi diceva Seneca –, cercare in ogni modo un accordo dentro di noi per far sì che il nostro piccolo universo si integri con quello degli altri in piena armonia.



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