Bioetica

18/06/2012

È anoressica e vuole morire: il giudice dispone l'alimentazione forzata

di Redazione InformaSalus.it


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Anoressia
È anoressica e vuole morire: il giudice dispone l'alimentazione forzata

“La vita vale la pena di essere vissuta”. È polemica in Gran Bretagna sulla decisione di un giudice  dell'Alta Corte d'Inghilterra che ha disposto la nutrizione forzata per una donna di 32 anni malata di una grave forma di anoressia. La donna, che è alta m. 1,70 e pesa 33 chili, da un anno rifiuta cibi solidi ed è fermamente decisa a lasciarsi morire.

Già due volte lo scorso anno la giovane ha firmato dei moduli in cui chiedeva di non essere sottoposta ad alcun trattamento che la tenesse in vita. Il caso è finito in tribunale quando il mese scorso la donna, ridotta ad un passo dalla morte, continuava a rifiutare di essere alimentata.

Il giudice Peter Jackson della Court of Protection ha stabilito che la donna deve essere nutrita anche contro la sua volontà in quanto un giorno potrebbe “scoprire di essere una persona speciale, la cui vita vale la pena di essere vissuta”. Peter Jackson ha comunque ammesso di essersi trovato in una situazione estremamente critica e ha definito quello della giovane anoressica il caso più difficile della sua carriera. Il Tribunale di Protezione, istituito nel 2007, ha il compito di “prendere decisioni in nome delle persone che sono incapaci di badare a se stesse”. Il tribunale può decidere se una persona è o meno in grado di prendere una decisione, sia per questioni finanziarie che per la sua salute.

“Ci sconvolge dover difendere il diritto di nostra figlia a morire - hanno affermato i genitori - La amiamo moltissimo, ma comprendiamo che ora il nostro compito dovrebbe essere aiutarla a lottare il suo interesse. E al momento, il meglio per lei ci sembra conquistare il diritto di seguire la strada che ha scelto, libera da condizionamenti e senza il terrore di essere alimentata a forza. Sentiamo che ha sofferto troppo. Ha perso ogni speranza di raggiungere i traguardi che si era prefissata”.

In ogni caso, anche qualora si procedesse all'alimentazione forzata, le possibilità di salvarsi per la giovane non supererebbero il 20 per cento, e le terapie dovrebbero durare almeno un anno.

La decisione dell'Alta Corte d'Inghilterra divide la società e la politica. Secondo  Peter Saunders, direttore della campagna pro-vita Care Not Killing, il giudcice “ha preso una decisione saggia e coraggiosa”.

Evan Harris, ex parlamentare liberal democratico e membro del comitato etico della British Medical Association ha affermato invece che si tratta di una sentenza molto controversa. “La nutrizione forzata – ha spiegato Harris - comporterebbe immobilizzazione e sedazione, implicazioni molto pesanti per un paziente che riufiuta ogni cura, e in più senza la certezza di un successo. Si imporrebbe tutto questo a una persona che ha tutti gli strumenti per rifiutarlo”.










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