Salute

30/08/2017

Alzheimer: dormire male aumenta il rischio

di Redazione InformaSalus.it


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sonno
Il sonno disturbato può avere un effetto negativo sulle funzioni cognitive

Il sonno disturbato può avere un effetto negativo sulle funzioni cognitive. È quanto emerge da una ricerca della Washington University School of Medicine in St. Louis, da poco pubblicata sulla rivista Brain, che ha evidenziato quanto sia importante la qualità del riposo notturno nel preservare la salute del cervello.

Una sola notte trascorsa a rigirarsi nel letto, ad esempio, è quanto basta a far incrementare i livelli cerebrospinali di beta amiloide, la proteina associata alla formazione delle placche neuritiche della malattia di Alzheimer.  Se il cattivo sonno si protrae per una settimana, l’organismo adulto mostra anche un importante incremento di proteina tau, il peptide che favorisce l’eliminazione delle sostanze tossiche dai neuroni, strettamente correlata a molti disturbi neurologici tra cui anche l’Alzheimer. 

“Abbiamo mostrato che il sonno cattivo è associato ad alti livelli di due proteine associate all’Alzheimer. Pensiamo che forse i disturbi cronici del sonno nella mezza età possano incrementare il rischio di andare incontro a questa malattia nel corso della vita”, ha spiegato David Holtzman della Washington University School of Medicine in St. Louis, firmatario dello studio.

La ricerca ha coinvolto 17 adulti di età compresa tra i 35 e i 65 anni in buone condizioni di salute. Per due settimane i partecipanti dovevano dormire con un particolare braccialetto al polso che misurava la qualità del loro riposo, mentre una notte di sonno la trascorrevano all’interno del laboratorio di ricerca, dove i ricercatori interrompevano “sadicamente” le fasi migliori del loro sonno – quelle a onde lente – attraverso dei segnali acustici inviati mediante auricolari. Analizzando il liquido cerebrospinale, i ricercatori hanno dimostrato che una sola notte di sonno disturbato favoriva un incremento del 10% di proteina beta amiloide, mentre il cattivo sonno protratto per due settimane – seppur non percepito consciamente dai volontari ma registrato dal braccialetto elettronico – favoriva l’aumento di concentrazione della proteina tau. 

Secondo i ricercatori, sebbene gli effetti di un sonno disturbato risultino evidenti nel brevissimo periodo, secondo i ricercatori è alquanto improbabile che una sola notte o una settimana di cattivo sonno possano intaccare in modo indelebile le funzionalità cognitive. Ciò potrebbe invece verificarsi nel caso di disturbi protratti nel tempo, talvolta non percepiti dai pazienti. 








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