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Alcol test: valido anche se farmaco altera i valori


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Alcol test: valido anche se farmaco altera i valori

Una signora di Firenze è stata condannata, in primo grado e poi in appello, per guida in stato di ebbrezza in quanto, essendo stata fermata alla guida della sua auto e sottoposta al test alcolimetrico, è risultata positiva con un valore di 1,3 milligrammi per litro. La rilevazione è stata poi ripetuta con un risultato di 0,96 milligrammi per litro. La donna ha ammesso di aver bevuto un bicchiere di vino, ma alcune ore prima di essersi messa alla guida. La signora si è difesa sostenendo che i risultati dell’etilometro potessero essere stati falsati dall’assunzione di un farmaco.

A supporto di questa tesi è stato allegato in giudizio il parere di un esperto, secondo cui i farmaci possono influenzare i test alcolimetrici senza condizionare i riflessi neurologici. Tuttavia secondo la Corte d’appello di Firenze, la documentazione medica aveva dimostrato soltanto che “probabilmente” l’assunzione di quel farmaco ritardava l’eliminazione dell’etanolo nel sangue, aumentandone i tempi di “smaltimento”.

La signora ha quindi presentato ricorso in Cassazione, poi respinto con la sentenza n. 3879326 del 26 ottobre 2011. La Suprema Corte sostiene che “il parametro di riferimento adottato dal legislatore per valutare lo stato di ebbrezza non è rappresentato dalla quantità di alcol assunta, bensì da quella assorbita dal sangue, misurata in grammi per litro”.

È una presunzione giuridica che non ammette prova contraria e in virtù della quale il conducente viene ritenuto in stato di ebbrezza “ogniqualvolta venga accertato il superamento della soglia di alcolemia massima consentita”, senza che egli possa discolparsi “fornendo una prova contraria circa le sue reali condizioni psicofisiche e la sua idoneità alla guida”.

Chi assume farmaci di tal genere “deve astenersi dalla ingestione di alcol e specialmente deve evitare di mettersi alla guida oppure deve controllare con gli appositi test facilmente reperibili in commercio di trovarsi in condizioni tali da non risultare passibile della sanzione penale”.



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