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L’agricoltura santuario di bellezza

Fonte: Valori (Rivista)


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L’agricoltura santuario di bellezza

Oggi i bambini vivono in un territorio dove non si vedono più le stelle, non ci sono le rondini, le farfalle. Sono privati di un bene essenziale, immersi dentro questa “cattiva modernità”. La risposta a questi problemi non è l’ecologia tecnica che fornisce energia: se si mantengono questi livelli di cultura e sensibilità siamo spacciati.

È la bellezza che salva il mondo, tutela il territori e quindi la presenza dell’uomo, e il concetto di sviluppo sostenibile. Ma non uno sviluppo sostenibile tout court, bensì riplasmato lungo nuovi percorsi: in questo senso Expo sarà un’occasione formidabile. Potrà essere un “santuario” laico, epistemico, etico e di valore, per ripresentare l’uomo attraverso l’agricoltura e ciò che essa regala.

Nell’immagine che scaturisce da elementi come il cibo, la salute, il territorio – e quindi l’agricoltura – risiede la possibilità di aumentare di molto il livello della riflessione, e quindi della spinta operativa. Se penso a un’azienda agricola del Parco Agricolo Sud Milano solo come antagonista alla minaccia che la cementificazione del territorio – già oggi in fase avanzata – porta alla sua attività, allora trascuro di attribuire a quest’azienda un valore assai maggiore.

L’azienda agricola è, può, deve essere un santuario-laboratorio, un presidio della dignità del territorio. Se produce solo cibo non rientra nei criteri di eco-compatibilità. Certamente è un bene che si dedichi all’agricoltura biologica, ma innanzitutto deve tutelare il territorio: curare l’equilibrio dal punto di vista idraulico con la gestione dei fossati e dei canali (non a caso oggi basta mezza giornata di pioggia intensa per allagare città e campagne); garantire che ci siano gli alberi e le siepi intorno ai seminativi, per proteggere il terreno dal vento, che altrimenti si porta via il primo livello di humus e favorisce la desertificazione.

Per questo suo ruolo essenziale il contadino deve essere salvaguardato da Stato e comunità, e deve trovare sostegno economico per poter essere presidio di protezione civile, tutore del territorio, svolgendo un compito importante sul piano ecologico e idrogeologico. L’azienda agricola così ridisegnata, come forma culturale che comprende al suo interno anche il lavoro, è il “luogo” dove si decide la sorte del Pianeta: se tutela la bellezza intesa come complementarietà ecosistemica, cioè che raduna in sé tutti gli aspetti (culturali, funzionali, ecologici e di sostenibilità), diventa un luogo decisivo.

La città deve, quindi, innalzare l’azienda agricola a luogo centrale, non solo di soccorso e fornitura di prodotti per l’area urbana. L’azienda agricola viene in soccorso della polis mondiale, insegna a “ri-abitare”: è luogo di pedagogia critica ed ecologica per l’uomo che ha sbagliato impostazione. Non solo. L’azienda agricola va considerata nella sua funzione di supplenza pedagogica rispetto allo Stato. Agenzia culturale sul territorio.

Si pensi ai milioni di turisti che ogni anno si fermano qualche giorno e aspirano a godere delle delizie del territorio lombardo. Ma l’uomo non è solo cibo, è anche cultura e spiritualità, e il territorio va quindi mostrato loro nella sua complessità. Chi presiede all’Expo deve tenerne conto, perché l’umanità ha bisogno di una nuova impostazione culturale complessiva che tenga insieme le varie parti della presenza umana sul Pianeta: l’agricoltura ha in questo un ruolo fondamentale. Expo è perciò un’occasione enorme di riforma mentale, morale, culturale, sociale ed economica. E deve considerare la bellezza come motore dell’economia in questo inizio di terzo millennio.



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