Attualità
14/02/2012
Economia: le agenzie predicano crescita e poi la ostacolano
Fonte: Valori (Rivista)
Ogni giorno siamo costretti ad assistere a turbolenze economiche di varia natura, a cui fanno seguito tentativi di cura (chiamate in gergo “manovre correttive”), che fanno riferimento a ricette economiche non sempre decifrabili. La confusione regna sovrana.
In realtà, tutti gli interventi di politica economica sono riconducibili sostanzialmente a due visioni teoriche del mondo economico: quella “keynesiana” e quella “liberista”. Per la prima i sistemi economici sono intrinsecamente instabili e, spesso, come nella situazione odierna, l’insufficiente domanda aggregata di beni e servizi conduce alla recessione. Se poi tra le cause della crisi c’è anche una carenza di liquidità è indispensabile che la Banca Centrale aumenti l’offerta di moneta, ossia aggiunga olio a un motore che rischia di “grippare”.
Per la seconda concezione i problemi sono sempre di “offerta”. I sistemi economici sono indirizzati all’equilibrio, ma tale tendenza può essere loro preclusa dalle rigidità strutturali (che devono dunque al più presto essere rimosse) presenti nei mercati e dalle incertezze generate dalle misure politiche, ossia dagli interventi in campo economico degli Stati.
L’attuale “versione tedesca” del liberismo si esprime nell’assioma (spesso ricordato criticamente da Padoa Schioppa) che «se tutti i governi nazionali tenessero la propria casa in ordine, sarebbe in ordine anche il mondo intero».
Da qui le politiche di rigore fiscale attuate a livello europeo che rischiano di mandare in recessione l’intera economia mondiale. È quindi sorprendente constatare che “i gendarmi dei mercati finanziari”, ossia le società di rating, sembrano aderire a una visione keynesiana dell’economia quando a motivazione dei loro recenti (13 gennaio 2012) downgrading a raffica, ossia il declassamento di affidabilità di alcuni Paesi europei (tra cui la Francia!), fanno esplicito riferimento alla mancanza di crescita nei Paesi colpiti dai loro giudizi negativi.
Così recita Standard & Poor’s: «Crediamo che un processo di riforma basato unicamente sul pilastro dell’austerità fiscale rischia di sconfiggersi da solo nella misura in cui la domanda interna si adegua alle crescenti preoccupazioni dei consumatori riguardo la sicurezza dell’occupazione e del reddito disponibile, erodendo in tal modo il gettito fiscale del paese in questione». In sostanza Standard & Poor’s ribadisce ciò che a tutti è ormai chiaro: di sola austerità si muore. E la Grecia ne è l’esempio più drammaticamente evidente.
Come è altrettanto evidente che lo stesso declassamento operato da tali società è in contraddizione con tale concezione, poiché rende ancora più difficile agli Stati il reperimento di quelle risorse indispensabili per sostenere la crescita.
In breve ciò che serve è un vero governo economico unico dell’Europa, che sia in grado di affrontare una volta per tutte la questione degli Eurobond e della Banca Centrale. Questo stesso governo dovrebbe poi a livello globale, per esempio in sede di G20, porre con le necessarie e ormai non più rinviabili riforme dei sistemi finanziari. Mentre oggi siamo al paradosso di subire le lezioni di politica economica dei loro stessi gendarmi!
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