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Adhd? 'Una malattia fittizia'. Lo afferma il suo inventore



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L'Adhd? "Un ottimo esempio di malattia fittizia"

L'Adhd? “Un ottimo esempio di malattia fittizia”. Queste le parole pronunciate in punto di more dall'inventore della sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd). A pubblicare le ultime parole dello psichiatra americano Leon Eisenberg è il settimanale tedesco Der Spiegel.


“Da sempre si sa che la sindrome da deficit di attenzione e iperattività (Adhd) è un'operazione di disease-mongering (strategia di marketing farmaceutico), un'invenzione di patologie inesistenti per vendere più farmaci”. Questo il commento del portavoce dell'associazione 'Giu' le mani dai bambini’, Luca Poma.  Molti addetti ai lavori hanno "piena consapevolezza del fatto che molte forme di disagio infantile vengano classificate come Adhd. Ciò detto- prosegue Poma- non significa che non esistano bambini con problemi che debbano essere presi in carico". Secondo Pome, tuttavia, la questione va incentrata su un altro punto: “Quale deve essere il ruolo degli adulti? Noi dobbiamo chiederci che tipo di risposta dare a questi problemi. Prendere la scorciatoia offerta dallo psicofarmaco, che solo in apparenza risolve i problemi, oppure indagare sui motivi veri e profondi che si celano dietro i disagi di questi minori?”.


A tal proposito il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus ricorda che la Commissione consultiva nazionale svizzera sull’etica biomedica (NEK, Presidente: Otfried Höffe) ha aspramente commentato l'uso del Ritalin, il farmaco per l’ADHD, nel suo scritto del 22 novembre 2011 intitolato “Il miglioramento dell’uomo mediante agenti farmacologici”, in cui afferma che il consumo di agenti farmacologici altera il comportamento del bambino senza alcun contributo da parte sua. Si ottiene, pertanto una interferenza nella libertà e nei diritti del bambino perché gli agenti farmacologici inducono cambiamenti comportamentali, ma non arrivano ad educare il bambino su come realizzare questi cambiamenti in modo autonomo. Il bambino viene così privato dell'essenziale esperienza di apprendimento su come agire autonomamente, con conseguente notevole limitazione della sua libertà e alterazione del proprio sviluppo della personalità.


Eppure l'uso di farmaci per l’ADHD in Germania è aumentato in soli diciotto anni da 34 kg (nel 1993) a un record di non meno di 1760 kg (nel 2011) – che è un aumento di 51 volte tanto nelle vendite! Negli Stati Uniti un ragazzo di dieci anni su 10 già assume un farmaco per l’ADHD su una base quotidiana. E la tendenza sembra destinata a crescere.


“Il compito di psicologi, educatori e medici – scrive il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus - non è quello di mettere i bambini sotto farmaci solo perché l'intera società non può gestire i prodotti delle teorie sbagliate di qualcuno, dandoli così in pasto alle società farmaceutiche. Ritorniamo piuttosto al principio di base che è quello di far acquisire al bambino responsabilità personale sotto una guida esperta – come la famiglia e la scuola: In questi campi, il bambino dovrebbe essere in grado di crescere, anche mentalmente”.


Secondo Luca Poma dell'associazione 'Giu' le mani dai bambini’ la soluzione per Poma non è "vietare la vendita dei farmaci come il Ritalin, perchè su internet si possono comprare. Si tratterebbe di un divieto formale e non sostanziale. Abbiamo bisogno di fare una battaglia culturale e di informazione, ricordando che non si risolvono i problemi della psiche ingoiando una pillola".



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