Omeopatia

Accanimento sperimentale: una riflessione dal punto di vista della Medicina Omeopatica


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"La bioetica come disciplina ha rivolto sin dalle sue origini l'attenzione al tema delle sperimentazioni cliniche e anzi possiamo dire che proprio la sperimentazione sull'uomo - insieme con la tecnologizzazione e l'uso ideologico della medicina - rappresenta una di quelle aree che è stata teatro di esperienze morali che hanno turbato la società nord-americana degli inizi degli anni settanta, per gli abusi sistematicamente organizzati di sperimentazione selvaggia sull'uomo che hanno generato profonda sofferenza morale e che a ragione vengono storicamente collocati alle origini stesse della bioetica.


A parte gli abominevoli crimini compiuti dai medici nazisti sui prigionieri, utilizzati come cavie umane in terrificanti sperimentazioni, così come vennero alla luce nel processo di Norimberga, negli anni successivi, in nord-America, si misero in evidenza alcuni «scandali» che ravvivarono il dibattito etico.


Nel 1963, ad es., al Jewish Chronic Disease Hospital di Brooklyn erano state iniettate, nel corso di una sperimentazione, cellule tumorali in pazienti anziani, senza il loro consenso, mentre nel periodo tra il 1965 e il 1971 al Willowbrook State Hospital di New York vennero condotti una serie di studi sull'epatite virale, inoculando sperimentalmente il virus in alcuni bambini ricoverati e psichicamente handicappati.


Per porre rimedio a tali abusi ... "si è sviluppata tutta una codificazione ad iniziare dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo fino a tutte le altre Carte, Dichiarazioni, Convenzioni, Raccomandazioni elaborate da Organismi internazionali".
Le Associazioni professionali nazionali e internazionali hanno ripreso in codici deontologici le istanze etiche emerse dai diritti dell'uomo riferendoli alla situazione della sperimentazione clinica. Ricordiamo per tutte la Dichiarazione di Helsinki.. che rappresenta una vera e propria regolamentazione della sperimentazione sull'uomo, e costituisce tutt'oggi un importante punto di riferimento per i ricercatori. 

La legislazione, la deontologia, il diritto internazionale hanno offerto, dunque, linee definite e dettagliate di comportamento in relazione alla sperimentazione sul soggetto sano o sul malato da parte del medico o del ricercatore che compie o programma la ricerca sperimentale. 

Nonostante tutte queste normative, però, ci sembra che resti comunque «scoperto» uno spazio, piccolo in verità, che rende comunque incompleta la tutela di quello che potremmo chiamare il bene intangibile, integrale della persona che costituisce il riferimento primario nell'ottica di un'etica personalista.

E proprio lo spazio dell'etica, la quale ha dunque il compito di stabilire il giusto equilibrio e il rapporto corretto tra il progresso della scienza e il sostegno della vita dell'uomo su cui si compie la sperimentazione, tra il bene della singola persona che si sottopone alla sperimentazione e il bene comune, quello di tutte le persone a cui l'eventuale successo della sperimentazione può portare vantaggio. 

Constatato il merito scientifico di una sperimentazione si pone un interrogativo. Se, infatti, l'uguaglianza cattiva scienza = cattiva etica è ben consolidata, non così si può dire automaticamente del contrario, e cioè che una sperimentazione che sia ben strutturata dal punto di vista metodologico ed abbia un certo valore sia di per sé eticamente accettabile. È legittimo, infatti, l'interrogativo: buona scienza  = buona etica? "

Goffredo Sciaudone,

seminario LUIMO  "la sperimentazione omeopatica sul sano", Ordine dei medici, 2005

 

Ho citato il una lunga parte dell'intevento del prof. Sciaudone, per posizionare il problema dell'accanimento sperimentale sul piano etico e scientifico. Oggi la bioetica si trova ora di fronte al problema della mancanza di controlli sulla sperimentazione in aree sottosviluppate del mondo, e dell'uso di parti del corpo (incluse le cellule staminali) per ragioni sperimentali.

In aggiunta spesso, dietro quello che viene definito accanimento terapeutico, si nasconde il tentativo di sperimentare "cose nuove" su soggetti inermi o al termine della vita!

"I medici, nei riguardi dei malati che considerano condannati, sono vittime di due tentazioni che vanno parimenti proscritte: l'eutanasia e l'accanimento terapeutico. Sono contrario all'accanimento terapeutico, perché è mia convinzione che in questa pratica si nasconda spesso un mero desiderio di sperimentare. Il chirurgo che ha trapiantato, in un paziente affetto da tumore in fase avanzata, fegato, pancreas, intestino tenue e duodeno, ha fatto solo uno "scoop" personale. Se, infatti, la sperimentazione richiede il consenso informato del paziente, non così è per l'accanimento terapeutico, che lascia una porta troppo aperta alla discrezionalità del medico"
Mirko Grmek, "La vita, le malattie, la storia" , 2000

Esiste un delicato equilibrio tra la necessità "predittiva" legata in qualche modo alla verifica dell'effetto di una sostanza o di un intervento su un soggetto, ed il limite dell'intangibilità della persona umana così come stabilito dalla Dichiarazione di Helsinki:
"Nella ricerca su soggetti umani, il benessere del soggetto umano della ricerca deve avere precedenza su ogni altro interesse"
- Par. 6 della dichiarazione di Helsinki (2008)

Una definizione di "accanimento sperimentale" potrebbe essere legata all'inutilità di una sperimentazione sul malato quando l'unico obiettivo è la conoscenza tecnica e non il prendersi cura della persona. Di quella persona che soffre in forma unica e inedita la sua malattia.


Sperimentazione in Medicina Omeopatica
Nella Medicina Omeopatica, la sperimentazione sul sano nasce storicamente da una esigenza etica:
- Dipende dalla vocazione etica del medico che non ha desiderio di infliggere altre torture al proprio malato. Hahnemann aveva vissuto la sua esperienza di giovane medico in ospedali psichiatrici dove i suoi colleghi provavano ogni sorta di terapie sui malati, rimanendone profondamente disgustato; 
-  Dipende dalla necessità scientifica di non confondere i sintomi prodotti dalla malattia con quelli prodotti dall'assunzione di farmaci. (necessità etica, ma anche scientifica)
- Per la Medicina Omeopatica la sperimentazione sul volontario sano è necessaria per conoscere l'attività delle sostanze nell'organismo
- Questa sperimentazione deve essere realizzata sia a dosi sub tossiche che a dosi ultramolecolari, proprio per non infliggere al sano sofferenze; 
- Il quadro patogenetico che si rileva sul sano, per analogia con i sintomi del malato, determinerà l'indicazione del rimedio (legge di similitudine)
- In questo contesto, l'intervento sul malato è solo un risultato della buona conduzione e della comprensione dei sintomi rilevati dalla sperimentazione sul sano
- La sperimentazione sul malato corrisponde alla verifica dell'andamento a seguito della somministrazione del rimedio sperimentato sul sano. Di fatto si tratta di conferme cliniche

I vantaggi di tale metodo sono innumerevoli:
A) si evita nell'immediato di procurare sofferenze al malato andando alla cieca; 
B) si realizza l'uso individualizzato del rimedio seguendo il quadro dei sintomi e non il quadro di malattia statisticamente determinato, si riduce cioè l'incertezza legata alla dimensione statistica della definizione di patologia; 
C) si limita l'uso sul malato, inizialmente a pochi soggetti consenzienti; 
D) Quando il rimedio agisce per similitudine, la probabilità di errore in un caso successivo è molto più bassa che in una sperimentazione convenzionale sul malato, perché deriva dall'incrocio di due eventi indipendenti, la sperimentazione sul sano e l'evidenza per analogia sul malato (anche pochi malati); 
E) Se anche il primo risultato sul malato è negativo, è necessario ripartire daccapo con la sperimentazione sul sano. 

Sul piano etico lo sperimentare prima sul sano consenziente, sebbene possa creare dei disturbi transienti,  permette di orientare meglio la cura secondo una linea guida prestabilita (la legge dei simili).

Contrariamente alla sperimentazione convenzionale sul sano infatti, quel che si cerca in Omeopatia non è l'assenza di possibili effetti collaterali o la farmacocinetica della sostanza, ma piuttosto i sintomi che un sano mostra ammalandosi artificialmente ed in modo transiente assumendo una sostanza (che essendo simili ad un quadro di malato indicano i possibili processi biologici soggiacenti a quello stato, di quella persona). 

Effetti statistici
La sola sperimentazione sul malato, essendo di fatto un evento realizzato sempre nello stesso modo, ha necessità di un numero sempre maggiore di casi che spesso devono essere forzati all'interno di un quadro di riferimento statistico, per poter individuare un numero "significativo" per una probabilità significativa.  

Questa intrinseca necessità della misura statistica può degenerare in "accanimento".
L'esigenza di contare molti soggetti ha come risultato la semplificazione dei casi e la riduzione a pochi segni di casi clinici complessi.

Un arruolamento sempre maggiore di soggetti in cui solo alcuni segni appartengono "statisticamente" allo stesso quadro di malattia ma le cui condizioni individuali sono completamente "diverse".
Non sarebbe altrimenti comprensibile che medicinali approvati dalle maggiori agenzie governative, e rimborsati dagli stati, siano stati successivamente tolti dal mercato in ragione dei loro effetti indesiderati.

Se guardassimo ai casi clinici persona per persona nella loro complessità, oltre il bisogno numerico della statistica, non ci troveremmo a vivere casi come quelli del Vioxx, in cui solo successivamente alla immissione in commercio abbiamo potuto assistere ai danni che produceva.

"Non esistono 2 pazienti uguali e neanche 2 gruppi di circostanze simili. Questa è la ragione per cui I trials e tutti gli altri studi basati sul popolazioni, anche se avessimo l'intero quadro dell'efficacia della meravigliamicina (che sappiamo molto improbabile, specialmente per nuove droghe), ci possono dare solo una guida generale nella nostra pratica quotidiana" (Tom Jefferson, Cases Journal 2008, 1:38).

Forse, una delle tracce da seguire per ridurre il rischio che, come dice il prof. Sciaudone, un'ideologia medica basata semplicemente sull'induzione riduzionista possa provocare un eccesso di inutile sperimentazione sul malato, è la revisione del presupposto stesso della teoria per cui: 
a) La sperimentazione clinica dà sistematicamente e sempre la risposta "vera" e non esistono altre piste o criteri prima di affrontare la sperimentazione sul malato;
b) Sono giustificato dalla premessa etica "sperimento perché anche se oggi soffre qualcuno, domani qualcun altro potrà guarire". Mi basta la buona tecnica (buona scienza uguale a buona etica); 
c) E quindi per definizione decido sempre ed acriticamente che la "scienza di oggi" è quella giusta. 

Grazie



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