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Torino: donna muore dopo aborto con Ru486. Si indaga sulle cause del decesso


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Entrata in commercio in Italia dal 1° aprile 2010, la Ru486 è una pillola abortiva, che consente cioè di interrompere la gravidanza per via farmacologia e non chirurgica

Una donna di 37 anni è morta mercoledì scorso all'Ospedale Martini di Torino dopo aver assunto la pillola abortiva Ru486. La donna, come da protocollo, dopo una visita ginecologica effettuata il 4 aprile, era stata ricoverata lunedì 7 per l'assunzione della prima pillola, aveva quindi chiesto di essere dimessa e mercoledì 9, passate le 48 ore era tornata in ospedale per la seconda assunzione. Fino alle 12 il decorso non ha evidenziato alcun problema, ma intorno alle 12.30 la donna dopo una prima difficoltà respiratoria è svenuta e quindi ha avuto diversi arresti cardiaci che hanno reso necessario il trasferimento in rianimazione, dove è deceduta in tarda serata.

La donna, stando alle informazioni sulla cartella clinica, non soffriva di particolari patologie e non era quindi considerata a rischio per il ricorso alla pillola abortiva. Anche il ginecologo a cui si era rivolta per l’aborto non avrebbe dato parere contrario all’interruzione di gravidanza farmacologica anziché chirurgica.

"Il protocollo è stato rispettato nei dettagli - ha spiegato il direttore sanitario dell'Asl To1 Paolo Simone - dopo la prima somministrazione, lunedì, la signora aveva chiesto di andare a casa, come accade nella quasi totalità dei casi, ed era tornata alle 8,20 di mercoledì. Nessuna controindicazione alla somministrazione, l'unica dichiarazione riguardava un'allergia al lattosio. Si è sentita male alle 12, prima d'una dispnea e vertigini. Poi è svenuta. Si sono registrati dieci arresti cardiaci prima della morte, alle 22,45 di mercoledì sera".

La procura di Torino ha aperto un'inchiesta sul caso. Per capire cosa abbia provocato la morte della 37enne e stabilire le possibili connessioni tra i farmaci ed il decesso, occorrerà attende l'esito dell'autopsia ordinata dalla Procura di Torino. Le cause della morte, spiegano i sanitari, sono al momento sconosciute.

I medici sospettano che possa essersi verificata una embolia polmonare, perché la difficoltà respiratoria accusata dalla donna, associata al dolore accusato all'addome, può far pensare a questo. Al momento, tuttavia, non vi è nessuna certezza sulla causa del decesso.
La donna era alla sesta settimana e cinque giorni di gravidanza, all'interno dei parametri stabiliti per legge per l'aborto farmacologico, che può avvenire solo entro la settima settimana. All'ospedale Martini l'anno scorso sono stati 60 gli aborti farmacologici, 300 quelli chirurgici. Venti le somministrazioni quest'anno.

Il tragico episodio ha riacceso la polemica sul ricorso alla Ru486.

Il ginecologo Silvio Viale, considerato il "padre della pillola abortiva" in Italia, respinge "ogni strumentalizzazione". Viale, che dirige il principale servizio italiano per interruzioni di gravidanza all'Ospedale Sant'Anna di Torino, afferma che sono "decine di milioni le donne che hanno assunto la RU486 nel mondo" e "40.000 in Italia". "L'episodio - continua Viale - ricorda la prima e unica morte in Francia nel 1991, agli inizi del suo uso, che indusse a modificare il tipo di prostaglandina per tutti gli interventi abortivi introducendo il misoprostolo (Cytotec). Sono gli altri farmaci, gli stessi che si impiegano per le IVG chirurgiche, i maggiori sospettati di un nesso con le complicazioni cardiache" .

Nel dirsi addolorato per quanto accaduto, Viale sostiene come sin da ora si possa "affermare che non vi è alcun nesso teorico di causalità con il mifepristone (RU486), perché non ci sono i presupposti farmacologici e clinici. ll mifepristone è regolarmente autorizzato dall'Aifa anche per gli aborti chirurgici volontari del primo trimestre e per le interruzioni terapeutiche del secondo trimestre, per cui le buone norme di pratica clinica prescriverebbero di utilizzarlo nel 100 per cento degli aborti e, se non è cosi, è solo per motivi politici e organizzativi".

Entrata in commercio in Italia dal 1° aprile 2010, la Ru486 è una pillola abortiva, che consente cioè di interrompere la gravidanza per via farmacologia e non chirurgica. Può essere somministrata entro la settima settimana di gravidanza. A base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l'attecchimento dell'ovulo fecondato.

L'aborto farmacologico tramite Ru486 prevede l'assunzione di due farmaci: la Ru486 appunto (che interrompe lo sviluppo della gravidanza) in abbinamento a una prostaglandina che provoca le contrazioni uterine e l'espulsione dei tessuti embrionali. Ogni Paese in cui la pillola abortiva è commercializzata ha delle regole e delle scadenze precise: la pillola può infatti essere assunta entro un certo periodo di tempo, calcolato in settimane. Diversa è invece la cosiddetta 'pillola del giorno dopo' Norlevo, con la quale la RU486 viene spesso confusa: in questo caso si tratta di un anticoncezionale e non provoca, secondo gli esperti, l'interruzione di una gravidanza, ma impedisce l'eventuale annidamento nell'utero dell'ovulo che potrebbe essere fecondato.

La Ru486 è commerciabile in Francia dal 1988. Nel 1990 fu autorizzata in Gran Bretagna, e un anno dopo in Svezia. Dal 1999 la pillola viene ufficialmente commercializzata in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia e Paesi Bassi, Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Federazione russa. Nel 2005 il mifepristone è stato aggiunto alla lista dei farmaci dall'Organizzazione mondiale della sanità, che ha anche definito delle linee guida.








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